Il libro Lucciole è stato
scritto da Salvatore Scuderi nel 1969, parla dei miti e delle leggende
dei luoghi del Gattopardo, nomi di località pieni di fascino, bellezza e
fantasia: Dragonara, Gorgo del Drago, Tardara, Carboi, Cronio,
Poconebeve, Pomo, Gulfotta, Gulfa, Adranone, Pandolfina, Cannitello,
Acque Calde, Telegrafo e Dannato. Sono luoghi in cui il paesaggio offre
la visione di forme caratteristiche, nelle quali la bellezza del
panorama dona sensazioni di profondo mistero. L'autore ha scritto queste
pagine, non solo per dare una spiegazione logica alla denominazioni
delle località, ma anche per mettere in risalto alcuni aspetti della
valle del Gattopardo e per dare degli insegnamenti. Stimolare nei cuori e nelle menti dei giovani un intenso amore per il
proprio paese e un forte sentimento di socialità che si traduce in
amore per il prossimo.
Salvatore Scuderi è nato a Montevago il 5 aprile 1924. Nella sua vita svolse diverse mansioni. È stato Segretario Comunale reggente nel Comune di Santa Margherita di Belice. Ha insegnato prima a Bisacquino e poi a Santa Margherita di Belice. E’ stato fondatore e direttore responsabile del mensile “L’Araldo di Santa Margherita Belice", gestendo la testata sino al 1967. É stato fondatore e vice presidente della “Pro Loco Gattopardo” di Santa Margherita di Belice. Intorno al 1965 è stato per un anno presidente del Circolo Garibaldi. Fu consigliere comunale e assessore al turismo del Comune Margheritese. Durante il periodo della tendopoli è stato nominato Delegato della Croce Rossa Italiana per l’assistenza ai disastrati. Dal 1974 al 1980 è stato Direttore organizzativo del Gruppo Folkloristico “Manzil-Sindi” di Santa Margherita di Belice. E’ autore di canzoni registrate alla SIAE che fecero parte del repertorio del Gruppo Folkloristico stesso, tra le quali “Nostalgia” di cui è coautore il figlio Giuseppe, e “Li cannolicchi di lu picuraru”. Distinto pittore, ha dipinto una sessantina di quadri ad olio raffiguranti immagini dell’ambiente margheritese. Nel 1969 pubblicò il volume “Lucciole – Miti e leggende dei luoghi del Gattopardo”, Scrisse diverse poesie come “Arba a la Draunara” “L’agneddi a lu picuraru” “L’astronauti”, “Me’ figghia”, “Primavera ‘68”, “Pensiero” “Sunau lu roggiu”. Il suo ultimo lavoro è stato il volume "Santa Margherita Belice nella storia siciliana – Genesi del Gattopardo". Il professore è morto all’età di 82 anni nel 2006. Alunni Cusenza Elvira, Morreale Gaspare, El Hachimi El Idrissi Atika
Le Guépard est un roman écrit par Giuseppe Tomasi di Lampedusa, publié après sa mort, entre la fine du 1954 et du 1957. Dans ce roman il raconte les évenements historiques siciliens. L’histoire du Guépard est située en Sicile au moment de la fine du règne des Bourbons. L’histoire commence en 1860, pendant l’expedition des Mille, le prince Salina accueille avec scepticisme l’arrivée des troupes Garibaldains, qui consignent le pouvoir aux Savoia et qui marquent la fine d’une époque et l’ascension rapide de la classe bourgeoise. Si Don Fabrizio contemple le passage historique son neveu Tancredi Falconeri, exposant d’une jeunesse plus dynamique et ceyniqu, il se parte volontaire dans l’armée des Savoie. Don Fabrizio en 1883 meurt La famille Salina commence à décliner. Alunno Bacchillone Christian
Palais Salina Giuseppe Tomasi di Lampedusa puise son inspiration dans sa famille pour écrire le livre. Villa Boscogrande Villa di Lampedusa ne reste que le mur d’enceinte ;dans la reconstruction cinématographique de Luchino Visconti a utilisé la voisine Villa Boscogrande. Donnafugata Donnafugata est une ville de fantasie qui comprend des endroits geographiquement existants et reconnaissables. Palazzo Filoangeri di Cutò Le palais ,situé au centre du village ,sur la place ombragée ,s’étendait pour une zone énorme et comptait parmi les grandes et les petites trois cents chambres.
Giuseppe Tomasi, 12° due de Palma, 11° princee de Lampedusa, baron de Montechiaro et de la Torrette, né le 23 decémbre 1896 à Palermo en Sicile - mort le 23 juillet 1957 à Rome est un aristocrate sicilien et un écrivain italien, auteur du roman Le Guépard. S’il se passsionna très tot pour la littérature ,il ne vint que tardivement à l’écriture. Personne très taciturne et solitaire ,il passa une grande partie de sa vie à lire énormément. Se souvenant de sa propre enfance ,il écrivit :<<J’étais un garçon qui aimais la solitude, à qui ce qui plaisait le plus était d’etre avec les choses que d’etre avec les personnes>>. Giuseppe Tomasi di Lampedusa est le fils de Giulio Maria Tomasi et de Beatrice Mastrogiovanni Tasca di Cutò. Resté enfant unique après la morte de sa soeur Stefanie ,Giuseppe est très attacché à sa mère ,femme de forte personnalité qui a eu une grande influence sur l’écrivain. Pendant son enfance ,sa mère lui enseigne le français et sa vie se déroule entre le palais de Palermo et celui de Santa Margherita di Belice. En 1932 il épouse Alexander Wolf Von Stamersee mais bientot le mariage finit à cause de sa mère. En 1954 il connait Eugenio Montale et on pense qu’il a écrit “Le Guépard” dans cette periode. Le roman a été publié après sa mort par la Feltrinelli. Alunno Ciaccio Riccardo
BIOGRAFIA Dopo essersi iscritto, per andar dietro alle orme del padre avvocato, alla facoltà di giurisprudenza di Palermo, si mette a seguire piuttosto le lezioni di Giuseppe Tomasi di Lampedusa, decidendo poi di passare alla facoltà di lettere e laurearsi in letteratura francese. La sua prima formazione letteraria dunque è avvenuta nella Sicilia degli anni cinquanta alla scuola di Tomasi di Lampedusa, il quale, a partire dal 1953, lo invita alle lezioni di letteratura inglese e francese che teneva privatamente per un gruppo di giovani amici, tra cui Gioacchino Lanza Tomasi, nella sua abitazione. Ed è proprio in casa Lampedusa, di cui diventerà uno dei principali interpreti, che Orlando ha il suo primo contatto con la psicoanalisi grazie alla moglie di questi, Alessandra Wolff-Stomersee, analista di scuola freudiana e allieva di Sigmund Freud, contatto che sarà decisivo per tutta la sua ricerca successiva. .
Gli anni trascorsi accanto alla figura di Lampedusa segnano profondamente anche la sua esperienza biografica, tanto che nel 1963 Orlando affiderà alle stampe un suo Ricordo di Lampedusa, seguìto nel 1996 dall'appendice di riconsiderazioni di Da distanze diverse.
È stato docente prima di lingua e letteratura francese presso la facoltà di lingue e letterature straniere di Pisa e incaricato presso la Scuola Normale Superiore di Pisa; proprio a Pisa, il giovane professore Orlando si è trovato a fronteggiare gli eventi del '68 italiano, durante il quale si dimostra solidale con le istanze del movimento studentesco, rimanendo comunque fermo sostenitore della necessità del proseguimento dell'attività universitaria. In seguito alle tensioni della contestazione studentesca, nel 1970 si è trasferito all'Università Federico II di Napoli, per poi spostarsi nel 1975 a Venezia, presso la recente facoltà di lettere e filosofia dell'Università Ca' Foscari; infine nel 1982 è ritornato nella sua amata Pisa. Nel 1995 ottiene a Pisa il conferimento della prima cattedra italiana di teoria della letteratura, disciplina che ha insegnato sino al 2006 e della quale è stato un esponente di rilevanza internazionale, soprattutto nello studio del rapporto tra letteratura e psicoanalisi, del quale è stato in Italia uno dei pionieri, pubblicando fin dall'inizio degli anni settanta articoli su "Belfagor", "Nuovi Argomenti", "Critica storica", "Studi Francesi", "Micromégas. Rivista di studi e confronti italiani e francesi", "Annali della Scuola Normale Superiore di Pisa", "Strumenti critici", "Paragone", "Saggi e ricerche di letteratura francese", "Rivista di letterature moderne e comparate", "Nuova rivista musicale italiana", "Cahiers de l'Association internationale des études françaises", "Annales de la Société Jean-Jacques Rousseau" ecc.
LA DOPPIA SEDUZIONE Trama
Scritto, nelle sue prime versioni, tra il ’56 e il ’58, proprio nel momento cruciale in cui il romanzo del novecento taglia i ponti con il modello ottocentesco della narrazione “realista”, con le sue ambizioni di spiegare il mondo riproducendolo in ogni aspetto e dettaglio, La doppia seduzione esercita, anche sul lettore una duplice e contraddittoria fascinazione.
A un primo livello, è la fascinazione di una scrittura nuda, spoglia e asciutta che realizza il rifiuto totale di ogni enfasi, di ogni abbellimento retorico; una scrittura ascetica che prende le distanze dall’enfiato Ottocento carducciano e dannunziano ma in una direzione spettacolarmente diversa da quella del coevo neorealismo italiano.Una direzione che lettori e recensori hanno avvertito come “stendhaliana”: la rapidità e l’essenzialità di Stendhal -troppo moderne, come lui ben sapeva, per i lettori del 1840- sono carte vincenti per il narratore di metà novecento, e si distinguono felicemente da un altro tipo di rapidità e di essenzialità, a quell’altezza cronologica ormai inflazionato e decaduto a maniera troppo facilmente imitabile: quello dei più corrivi e fortunati narratori americani, in primo luogo Hemingway e Dos Passos.
Eppure ci spostiamo qui sul secondo livello questa scrittura trasparente e incisiva, segnata dall’orrore dell’approssimazione e dal culto di una precisione matematica, ci trasmette una vicenda che più ambigua , sfumata e complessa non potrebbe essere. Il rigore stendhaliano è qui al servizio di un enigmatico e crudelissimo “teatro d’ombre” che mette in gioco tutti i fantasmi del profondo e la loro invisibile potenza distruttiva. Nitida e sorvegliata all’estremo, la scrittura de La doppia seduzione affronta un mondo di forze smisurate, oscure e indomabili.
E’ come se il romanziere obbedisse, a suo modo, a una frase suggestiva del giovane Proust
La notte in cui vive e muore Ferdinando, il protagonista de La doppia seduzione, non è, nel momento in cui Orlando scrive il suo romanzo, un territorio inesplorato: vi si sono avventurati, tra gli altri, Flaubert, Dostoevskij e Proust.E’ stato René Girard a fornirne la più convincente definizione, nel 1961: è la notte del “desiderio mediato”.Tipico del mondo moderno, privo ormai di modelli e riferimenti ultraterreni, il desiderio mediato è per Girard un fenomeno contagioso e violento.
Nel personaggio di Don Chisciotte si presenta in una forma ancora innocua: l’eroe di Cervantes, incapace di desiderare spontaneamente, adotta come propri i desideri dei cavalieri erranti che popolano i romanzi, e in base a tali “desideri mediati” si perde in un mondo di fantasmi e di illusioni. In seguito, in Madame Bovary, nel dostoevskiano uomo del sottosuolo, così come negli snob di Proust, il desiderio mediato compie ben più gravi devastazioni. Spinge un soggetto solitario e fragile a scegliersi un Modello cui attribuire tutto quel che a lui manca, in particolare la debordante pienezza dell’energia vitale; per questo modello proverà sentimenti alterni e ambivalenti, che oscilleranno apparentemente senza spiegazione- dall’odio più forsennato alla più servile idolatria.
E’ a questa linea che appartiene La doppia seduzione, ed è questa appartenenza a sancire –accanto al nitore e all’essenzialità della scrittura la sua seconda modernità.
La “verità romanzesca” dei desideri incrociati che condannano il goffo e solitario Ferdinando a idolatrare Mario, socievole e sportivo, e il superficiale Mario ad invidiare il prestigio intellettuale di Ferdinando, sostituisce quella verità delle apparenze, degli scenari minuziosamente evocati, dei compiaciuti ritratti che caratterizzava il romanzo realista.
Christian Bacchillone